Responsabilità del consulente tecnico
SENTENZA della Corte di Cassazione sul ricorso proposto da.... ricorrente contro _____- controricorrente - nonché contro .....- intimati - e sul 2^ ricorso n. 05177/00 proposto da.....- controricorrente e ricorrente incidentale su Consulenza tecnica - contro----, - controricorrente al ricorso incidentale - nonché contro ........su Consulenza tecnica - intimati - e sul 3^ ricorso n. 07071/00 proposto da....su Consulenza tecnica,- controricorrente e ricorrente incidentale - nonché contro _____- intimati - avverso la sentenza n. 592/99 della corte d'appello di B____ SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione notificato il 10 novembre 1984 la società .... (al tempo società ....) convenne innanzi al Tribunale di B____ l'imprenditore edile .....che aveva costruito, eseguendo il contratto di appalto che avevano stipulato, un edificio che aveva manifestato gravi difetti costruttivi, e chiese la sua condanna al risarcimento dei danni che aveva subito, ai sensi dell'art. 1669 c.c per Consulenza tecnica. Il convenuto si costituì e rispose che i difetti dell'opera erano stati la conseguenza dei vizi dei laterizi usati, prodotti dalla società ....., dalla quale li aveva acquistati; chiamò quindi in causa tale società, per sentirne dichiarare l'esclusiva responsabilità per i danni lamentati dall'attrice. La società .... si costituì ed eccepì la prescrizione dell'azione proposta nei suoi confronti da ....., ai sensi dell'art. 1495 c.c., ed il suo difetto di legittimazione alla causa relativamente all'azione di cui all'art. 1669 c.c., di cui contestò comunque la fondatezza, nel merito; chiamò poi in causa la società ....., in virtù del contratto di assicurazione con essa stipulato per essere da lei manlevata in seguito a Consulenza tecnica. La società .....si costituì e chiese il rigetto della domanda proposta nei confronti della sua assicurata, facendo proprie le tesi difensive di quest'ultima. Istruita la causa, il Tribunale pronunziò il 4 dicembre 1996 sentenza con cui condannò ....in solido, a risarcire alla società .... i danni che aveva subito (ripartendo tra loro nella misura specificata le rispettive responsabilità), e la società .....a manlevare quest'ultima, secondo quanto convenuto con il contratto di assicurazione che aveva stipulato. La Corte d'appello di B____, pronunziando sulle impugnazioni proposte dalla società ....., ha confermato tali statuizioni, dividendo peraltro in misura diversa le loro resposabilità per i danni subiti dalla società ____, che ha affermato essere entrambe di natura extracontrattuale. Ha in particolare affermato che la responsabilità di ......ha riscontro nella norma dell'art. 1669 c.c., e quella della società ..... nella norma di cui all'art. 2043 c.c. (osservando che l'azione prevista dalla prima norma ha natura extracontrattuale, e costituisce una specie della generale azione risarcitoria prevista dalla seconda), e che la società .... aveva affermato e fatto valere anche tale seconda responsabilità, sia perché la chiamata in causa della società ..... aveva determinato automaticamente l'estensione de contraddittorio nei suoi confronti, sia perché la società ..... aveva chiesto espressamente in primo grado, dopo la sua costituzione in giudizio, la sua condanna, e la società .....aveva accettato il contraddittorio difendendosi nel merito, per rifiutarlo soltanto in occasione della precisazione delle conclusioni, peraltro in modo tanto generico da far sorgere dubbi sulla riferibilità di tale rifiuto alla domanda risarcitoria proposta dalla società ..... nei suoi confronti. Dalla diversa qualificazione giuridica delle due azioni che ha ritenuto essere state proposte dalla società .....contro la convenuta e la chiamata in causa, la Corte territoriale ha fatto discendere la conseguenza che la prescrizione della seconda è quella quinquennale, prevista dall'art. 2947, comma 1^, c.c., decorrente dal momento in cui il danneggiato viene a conoscenza della esistenza e gravità dei danni; e, individuato nella specie tale momento, ha ribadito il rigetto dell'eccezione, in conformità di quanto deciso in prime cure. Passando infine all'esame del merito, la Corte d'appello di B____ ha affermato che la responsabilità della società ..... risultava acclarata da quanto accertato e riferito dal consulente tecnico nella sua relazione, della quale ha riferito i momenti salienti, e nel supplemento di quest'ultima, con cui il perito aveva replicato alle osservazioni critiche del consulente di parte della società ....... Quanto poi alla suddivisione delle concorrenti responsabilità, di quest'ultima e di ....Consulenza tecnica, la Corte territoriale ha affermato che il criterio adottato dal giudice di primo grado (il quale aveva attribuito a tutte le cause del danno subito dalla società .... individuate dal consulente tecnico, sette riferibili a ...., ed una soltanto alla società ....., una Consulenza tecnica efficienza eziologica, ed aveva conseguentemente affermato che la prima era responsabile nella misura dell'87,5%, e la seconda del 12,5%) non era condivisibile, perché le cause dei danni erano in realtà nove, non otto, e solo due di queste riferibili alla società; e comunque perché ha ritenuto, in accordo con quanto emergeva dalla relazione del consulente tecnico di ufficio, che ciascuna di esse aveva una diversa efficienza, in considerazione del fatto che riguardavano parti diverse dell'edificio; svolti quindi alcuni conteggi, ha affermato che è responsabile dei danni sofferti dalla società L.G.S. nella misura del 64,3%, e la società in quella del 35,7%. Avendo riformato, seppur parzialmente, la sentenza di primo grado, la Corte d'appello di B____ ha proceduto ad un nuovo regolamento delle spese dell'intero giudizio; ed ha così posto a carico di .....e della società ....., in solido, quelle sostenute dalla società L.G.S., vittoriosa, ripartendole tra i soccombenti in misura pari alla loro accertata responsabilità; ha poi compensato per la metà delle spese del rapporto processuale instauratosi tra Luigi ____e la società ....., nonché, la garante di quest'ultima società ....., ed ha posto la restante metà a carico del primo, tenuto conto delle domande che avevano tali parti formulato, e dall'esito della lite. La società ... ha chiesto la cassazione di tale sentenza per sette motivi. La società ____ha resistito con controricorso. Parimenti la società ...., hanno anche chiesto, con ricorso incidentale, la cassazione della sentenza della Corte d'appello di B____, la prima per un solo motivo, la seconda per cinque. All'odierna udienza i distinti procedimenti, cui hanno dato luogo il ricorso principale e quelli incidentali, sono stati riuniti, ai sensi dell'art. 335 c.p.c.. MOTIVI DELLA DECISIONE Con il primo motivo del suo ricorso la società .....censura la sentenza impugnata per non avere esaminato la domanda proposta nei suoi confronti in base alle norme sulla compravendita, segnatamente di quella che disciplina la garanzia per i vizi delle merce e la prescrizione della relativa azione, di cui denunzia la violazione, evidenziando che essa è stata chiamata in causa nella qualità di venditrice, per l'appunto, dei laterizi che, impegnati nella costruzione del fabbricato della società ......, hanno in tesi concorso a provocare i danni di cui quest'ultima ha chiesto il risarcimento. Con il secondo motivo del suo ricorso la società ....censura la sentenza impugnata per averla ritenuta responsabile, semplice venditrice di materiali da costruzione, non anche costruttrice del fabbricato della società ....dei gravi difetti di quest'ultimo, ai sensi dell'art. 1669 c.c., che, sostiene, è applicabile solo a coloro che hanno costruito o comunque collaborato alla costruzione, e di cui denunzia quindi la violazione. Le due censure sono infondate per la _____. Risulta dalla narrativa che precede che la Corte d'appello di B____ ha ritenuto che ....non ha esperito nei confronti della società .... l'azione di garanzia prevista dall'art. 1490 c.c., relativamente alla compravendita da essi stipulata avente ad oggetto i laterizi di cui si è innanzi detto, ma l'ha chiamata in causa per sentir dichiarare che era responsabile dei danni di cui la società ...... aveva chiesto a lui, nella qualità di costruttore del suo fabbricato, risultato gravemente difettoso, il risarcimento. in sostanza che ha "girato" alla società .... l'azione risarcitoria proposta contro di lui dalla committente società L.G.S. ai sensi dell'art. 1669 c.c.. È dunque fuor di luogo il richiamo della società ... agli art. 1490 e ss. c.c..La Corte d'appello di B____ ha peraltro affermato la responsabilità di quest'ultima non ai sensi dell'art. 1669 c.c., ma ai sensi dell'art. 2043 c.c., ritenendo che questa era la norma da applicare nei suoi confronti, anche se non espressamente indicata dalla società ...., per le ragioni in narrativa sintetizzate. Questa Corte non può verificare se la Corte territoriale ha con tale statuizione commesso un errore di diritto, perché tale errore non è stato denunziato. Con il terzo motivo del suo ricorso società .-.....censura la sentenza impugnata per non aver applicato la prescrizione triennale prevista dall'art. 13 del d.P.R. 30 luglio 1988 n. 224, che disciplina la responsabilità di coloro che producono e mettono in circolazione prodotti difettosi. La censura è infondata. L'art. 16 del decreto presidenziale n. 224 del 1988 stabilisce che le norme con esso introdotte, compresa quindi quella di cui la ricorrente lamenta la mancata applicazione, non si applicano ai prodotti messi in circolazione prima della data della sua entrata in vigore, e comunque prima del 30 luglio 1988. Con il quarto motivo del suo ricorso la società M____ censura la sentenza impugnata per aver affermato che tra essa, chiamata in causa da ....., e la società ... si era automaticamente instaurato un rapporto processuale tale da consentire la sua condanna al risarcimento dei danni chiesto da quest'ultima, e per aver affermato che comunque tale rapporto si era instaurato per effetto della domanda che in tal senso la società ....aveva formulato in corso di causa, nel giudizio di primo grado, relativamente alla quale non aveva accettato, anzi, aveva (in occasione della precisazione delle conclusioni) espressamente rifiutato il contraddittorio); e denunzia al riguardo violazione degli art. 183 e 184 c.p.c.. La censura è infondata. Quando il convenuto chiamato a rispondere dei danni sofferti dall'attore chiama a sua volta in causa un terzo per ottenere la declaratoria della sua esclusiva responsabilità e la propria liberazione della pretesa dell'attore, la causa è unica e inscindibile, potendo la responsabilità dell'uno comportare l'esclusione di quella dell'altro, ovvero, nell'ipotesi di consistenza di diverse autonome responsabilità, ponendosi l'una come limite dell'altra; ed anche se l'attore non estende la propria domanda contro il chiamato, la domanda stessa si intende automaticamente riferita anche ad esso, trattandosi di individuare il vero responsabile dei danni, nel quadro di un rapporto oggettivamente unitario (vedi le sentenze di questa Corte n. 4259 del 1995, n. 7039 del 1997, n. 3474 del 1999, n. 2471 del 2000 e n. 10301 del 20019). Con il quinto motivo del suo ricorso la società .... sostiene che al tempo in cui si sono verificati i fatti di causa, ossia prima dell'entrata in vigore della legge 30 luglio 1998 n. 224, la responsabilità del produttore e venditore per i danni provocati dai prodotti messi in circolazione era disciplinata esclusivamente dalle norme del codice civile dettate in tema di compravendita di beni mobili; e censura la sentenza impugnata per aver fatto applicazione dei principi affermati dalla detta legge a fatti verificatesi prima della sua entrata in vigore. La censura è infondata. Anche prima della entrata in vigore del d.P.R. 24 maggio 1988 n. 224, che disciplina la responsabilità del produttore con effetto non retroattivo, ma secondo criteri anche in precedenza applicabili per la loro coerenza logica con quelli che regolano la responsabilità aquiliana, il danno subito da colui che si serve di una cosa poteva essere addebitato ad un difetto di costruzione della cosa medesima, ed il costruttore poteva essere chiamato a risponderne, ai sensi dell'art. 2043 c.c. (vedi Cassazione civile, sez. 3^, 13 marzo 1980, n. 1696; sez. 3^, 29 settembre 1995, N. 10274). La Corte d'appello di B____ ha applicato nel caso di specie esclusivamente tale norma, non anche il d.P.R. 24 maggio 1988 n. 224, come sostiene il ricorrente con la censura esaminata. Con il sesto motivo del suo ricorso la società M____ censura la sentenza impugnata per non aver disposto la rinnovazione della consulenza tecnica che aveva richiesto, nonostante i "buchi incolmabili" e le incongruenze della relazione peritale che sostiene di aver evidenziato nel giudizio di secondo grado, e che puntualmente ripropone. La censura è per un verso infondata, per altro verso inammissibile. Questa Corte ritiene di condividere l'orientamento giurisprudenziale a termini del quale il giudice che ritiene convincenti e condivisibili le valutazioni del consulente di ufficio, non è tenuto, nel fare proprie, ad esporre, in modo specifico ed articolato, le ragioni che lo inducono a tanto, essendo sufficiente che la motivazione adottata, attraverso opportuni richiami all'elaborato, lasci desumere che le contrarie deduzioni delle parti sono state ritualmente disattese. Ciò vale anche per le osservazioni e le conclusioni che il consulente tecnico rassegna replicando alle critiche che le parti abbiano mosso al suo operato dopo il deposito della sua relazione: anche in tal caso il giudice, che ritiene di doversi ancora una volta uniformare al parere dell'esperto, non è tenuto, nel farlo proprio, ad esporre le ragioni che lo hanno indotto a ritenere infondate le argomentazioni critiche delle parti (vedi Cassazione civile, sez. 1^, 21 febbraio 2001, n. 2486; sez. lav., 9 marzo 2001, n. 3519; ed in particolare sez. 1^, 9 giugno 1998, n. 5677). Nel caso di specie si rinvengono, nella sentenza impugnata, i richiami all'elaborato peritale cui appena innanzi si è fatto cenno. Ed alla richiesta della società ..... di disporre la rinnovazione della consulenza tecnica, la Corte territoriale ha dato adeguata risposta, laddove, osservando che "la chiarezza delle argomentazioni (del consulente tecnico) non lascia spazio a dubbi", ha implicitamente affermato la superfluità di ulteriori indagini tecniche, dandone adeguato conto. Il settimo motivo del ricorso della società .... ha ad oggetto la statuizione con cui la Corte di B____ ha stabilito le percentuali di responsabilità addebitate ad essa e al costruttore ..., correggendo quelle fissate dal giudice di primo grado; la ricorrente sostiene che le ragioni esposte nella sentenza impugnata per giustificare la decisione adottata sono apodittiche, ed addirittura "sconvolgenti", e che essa non ha riscontro in valutazioni del consulente tecnico. La censura è inammissibile. Le ragioni esposte dalla Corte d'appello di B____ per dar conto della decisione censurata, e che in narrativa sono state riferite, non sono affatto apodittiche, e la ricorrente non spiega perché siano "sconvolgenti". Va piuttosto rilevato che dalla sentenza impugnata risulta che la quantificazione percentuale delle due concorrenti responsabilità di .....e della società ..... non era stata richiesta ed effettuata dal consulente tecnico, ma ad essa aveva provveduto il giudice di primo grado, applicando il criterio della pari efficienza delle diverse cause dei danni subiti dalla società L.G.S., come si è accennato in narrativa, da esso ritenuto il più idoneo. La Corte d'appello di B___, come parimenti si è accennato in narrativa, ha ritenuto inidoneo tale criterio, osservando che dalla stessa relazione del consulente tecnico emergeva la diversa efficienza delle diverse cause dei danni; e, rinvenuti nella stessa relazione del consulente tecnico gli elementi per quantificare tale diversa efficienza delle concause, ha esso stesso stabilito la percentuale della responsabilità dei due danneggianti. La Corte d'appello di B____ ha dato quindi conto e ragione della sua decisione, e le argomentazioni che ha sviluppato nella sua sentenza non sono state oggetto di specifiche critiche. Le cinque censure proposte dalla società ____Assicurazioni sono identiche a quelle proposte dalla società M____, e per essi vale quanto detto per queste ultime. Con l'unico motivo del suo ricorso incidentale _____censura la statuizione della sentenza impugnata con cui la Corte d'appello di B____ ha regolato le spese giudiziali relative al rapporto processuale da lui instaurato con la società M____, e con la sua garante società ____Assicurazioni. Il ricorrente sostiene che la disposta compensazione parziale non ha ragion d'essere, essendo egli risultato vittorioso in appello nei confronti ella società M____; inoltre che non è chiaro perché dovrebbe rifondere alla società ____. il 64,3% delle spese da quest'ultima sostenute nel giudizio di secondo grado, posto che in tale secondo grado non ha minimamente contestato il diritto di quest'ultima al risarcimento del danno. La censura è infondata. Il ricorrente, nel formularla, ha preso in considerazione soltanto l'esito del giudizio di appello, e non l'esito complessivo della lite, nei due gradi in cui si è articolato il giudizio di merito, come ha invece fatto la Corte d'appello in ossequio ad una consolidato orientamento giurisprudenziale (vedi Cassazione civile, sez. 2^, 23 aprile 2001, n. 5987; sez. 2^, 23 aprile 2001, n. 5988; sez. 2^, 17 aprile 2002, n. 5497). Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio di legittimità. PER QUESTI MOTIVI La Corte rigetta i ricorsi e compensa tra le parti le spese di lite. Così deciso in Roma, il 18 dicembre 2002. Depositato in Cancelleria il 3 aprile 2003. |